[Rassegna stampa] In duemila per Elena Madama

 

Dalla versione online de La Provincia Pavese:

 

PAVIA. «Stasera non si piange, perchè Elena ce la farà». E’ il sindaco Massimo Depaoli a guidare la fiaccolata per Elena Madama, la consigliera comunale di 26 anni in fin di vita a Niguarda dopo essere stata trascinata per centinaia di metri da un’auto rubata. Insieme a lui, quasi duemila persone si muovono in corteo da piazzale Ghinaglia. In testa ci sono gli amici universitari della ragazza con lo striscione «Forza Elena». Un fiume di persone si riversa con le fiaccole in mano verso il centro della città. E’ una piena diversa, stavolta, fatta di volti silenziosi, quella che invade prima il Ponte Coperto e poi Strada Nuova. Solo il sussurro del Ticino accompagna i passi degli amici di Elena. Pavia mostra il suo vero volto: un grido silenzioso, fatto di compostezza, contegno e solidarietà. Mimetizzati nella folla, protetti da taccuini e telecamere, ci sono anche i genitori della ragazza. Il lungo serpentone di gente passa lungo la via principale. Gestori e avventori dei bar abbassano la voce, in segno di rispetto, e seguono con lo sguardo il corteo. Anche chi sta passeggiando in senso contrario, o si trova lì per caso, si accoda. Nessuno fiata. Nessuno sorride. Il passo è lento. Gli occhi fissi davanti alla strada. La città manifesta così il suo sdegno verso la barbarie degli uomini ancora senza volto che l’hanno investita. Il lungo abbraccio di Pavia ad Elena era iniziato nel primo pomeriggio, con la veglia nella chiesa di San Teodoro. A testa bassa, in silenzio, entrano alla spicciolata, amici, colleghi, semplici passanti. Per la maggior parte sono avvocati. Giovani. Donne, soprattutto. Entrano con ancora le borse in mano, arrivando di corsa dallo studio o dal tribunale.

A guidare le preghiere è Marco Ferraresi, presidente dell’Unione giuristi cattolici di Pavia. La piccola chiesa si riempie in un attimo. La semi-oscurità in cui è avvolta la navata rende ancora più intima e profonda la preghiera. Il raggio di luce che entra dalla finestra centrale, la più alta, si proietta sopra le teste dei presenti, quasi non volesse alterare l’atmosfera ovattata a metà fra disperazione e speranza che ognuno tiene dentro di sè, mentre a voce alta si recita un Padre Nostro e un’Ave Maria. Qualcuno muove impercettibilmente le labbra, qualcun altro scandisce ogni sillaba con forza, quasi a cercare conforto e coraggio. L’immagine sorridente di Elena è stampata negli occhi di amici, colleghi di lavoro, compagni di partito. Un ragazzo si toglie gli occhialini tondi, e si asciuga le lacrime.

C’è anche chi non la conosce, Elena, ma è venuto lo stesso. «Sono rimasta sconvolta, ecco tutto – dice una ragazza –. Credo nella forza della fede e prego per lei, per la sua famiglia, per la sua vita». Anche a metà della funzione, c’è ancora gente che entra. In punta dei piedi, senza far rumore scivola in fondo alla basilica. Due giovani si tengono per mano, mentre Ferraresi intona un canto. All’improvviso gli occhi dei presenti si rivolgono verso l’alto. E la preghiera sommessa di poco prima si trasforma in un coro collettivo, una voce sola che riempie ogni angolo di San Teodoro, dalle navate al transetto, dalle colonne all’altare. Poi, all’improvviso, il silenzio. La veglia è finita. Avvocati, amici e conoscenti escono dalla chiesa. L’appuntamento è per la sera per la fiaccolata. Molte persone presenti in chiesa ci sono anche quando, alla fine della marcia silenziosa, gli amici di Elena legano lo striscione ad alcuni paletti in piazza Italia, nel posto esatto in cui la giovane consigliera è stata investita.

Ancora silenzio, nessuno vuole andarsene. Tutti fissano quelle parole scritte sul lenzuolo bianco, come se al loro posto potesse materializzarsi Elena, felice e solare come sempre. A rompere l’incantesimo è Depaoli: «Elena ce la farà– ripete – Grazie a tutti». Finalmente la tensione si scioglie in un lungo applauso.